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9 marzo 2010
24 terribili ore
Mi ha assalito una folle paura perché non pensavo che mi sarei ritrovata in una situazione simile. Non mi sento voluta bene dall'alto, e tra tutte le sensazioni è questa che mi pesa di più.
Lui non ha colpe, ma non voglio sentirlo perché è troppo occupato con le sue cose, la sua nuova vita, non ha tempo per me. Non capisce, non capirebbe.
Non sopporto l'idea di questo risvolto inaspettato, mi va il sangue alla testa quando ci penso, il che significa ogni momento. Pensavo che tutte le lacrime versate sarebbero state sufficienti a stornare il dolore almeno per un po'. Invece mi sbagliavo. Mi si potrebbe obiettare che questa sofferenza non affonda radici in qualcosa di concreto, ma che è soltanto paura. E' vero, ma il ricordo di certi dolori è insopportabile e la paura è un istinto che si controlla con troppa fatica.
Ho il terrore di certi dubbi, di fare una vitaccia per i prossimi 7 mesi, questo non posso permettermelo. Devo pensare un po' a me stessa, devo concentrarmi sulla mia vita, perché attualmente gira esclusivamente intorno a lui ed è per questo che giorni così mi riescono particolarmente insopportabili. E' come se venisse meno la ragione della mia esistenza, e questo non deve accadere. Io non posso farci niente se la mia testa non riesce ad accettare l'idea che lavori proprio lì nei prossimi mesi.
Avevo pregato che accadesse, ma non avrei mai pensato che tra tutte le caserme lo mandassero PROPRIO Lì. Allora non è sfiga, non può proprio essere. Va bene che io già non ci credo per conto mio alla sfiga, ma questa è la dimostrazione che non esiste. E' la prova, questa, che in realtà mi si vuole mettere alla prova. E io protesto, urlo, piango, non posso farmene una ragione, non per ora. E' troppo crudele.
Vorrei che adesso mi si dessero le forze e la saggezza per affrontare tutto questo e leggerlo nel modo più corretto. Ma una giornata a pregare e fissare il muro non è ancora bastata, perché non ho ancora capito che cosa c'è dietro. Cosa significa tutto questo? Devo capirlo, e poi avrò pace.
Per adesso, mi sembra solo un maledetto colpo basso.






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23 febbraio 2010
Lavori non ancora in corso
Confusione, tanto da fare. Gente strana che chiama, richiama e fa proposte lavorative ancora più strane.
Io che devo ritrovare quella maledetta concentrazione che prima d'andare a Roma c'era, eccome se c'era. Cos'è successo? Adesso mi sento una sfigata davanti ai libri, una che comunque non ce la fa. Non so da dove vengano tutte queste inenarrabili paturnie da filologa frustrata, forse conta il fatto che le scadenze non sono poi così vicine. Ma non lo so.
Non ho stimoli, e starmene lontano dall'università non mi aiuta affatto. Qui la vita scorre molto diversamente rispetto a come dovrebbe andare la mia, quella di una che deve tenere ben fermo in testa l'obiettivo che ha. Qui no, c'è sempre altro da fare, e intanto è avvenuta un'inconscia riclassificazione dell'importanza da dare al mio lavoro. Perché in fondo adesso è candidato a diventare un lavoro, che amo, ma pur sempre un lavoro, cosa che qualifica le persone, e dà quell'energia e quella dignità che senza i quali ci si sente, al meglio, inutili.
E' solo giunto in momento di fare il massimo, e non bisogna tirarsi indietro.






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12 febbraio 2010
Finalmente insieme
Tra pochissimo saremo di nuovo insieme. Sembrava non sarebbe mai arrivato questo giorno. Ieri i presupposti non esistevano neanche, ma sa bene quanto esagera a volte, il punto è che non dobbiamo ricaderci, bisogna avere equilibrio vero, costante. Saranno due giorni bellissimi!
Ci abbiaiamo addosso le cose peggiori in quei momenti bui, grovigli inestricabili di nervi esasperazione dolore, ma poi arriva il momento di risalire. Ho solo paura di marzo, e del nuovo periodo che ci aspetta. Studiare qui a casa è un po' pesante a tratti, ma in fondo va bene e devo concentrarmi al massimo su questo e sul lavoro. Il problema è che a volte manca la forza di dare sempre il massimo, ogni giorno, ma poi succedono cose stimolanti: mi ha risposto il prof. di Pavia!!
Oggi è un giorno felice, lasciamo stare tutto il resto.





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25 gennaio 2010
E' il momento
Che non ci fossero poi tante possibilità di andare s'accordo, questo è sempre stato chiaro. Solo che dire basta è più complicato del previsto, non tanto per l'assenza di quella persona nella quotidianità, ma perché in questo caso c'è un legame insolubile e doloroso che trascende ogni cosa.
Vivere lontani è già complicato di per sé, aggiungendo tutti i propri problemi personali si rischia di non capirci più niente. Ma se stavolta mollo, non avrà più motivi per guardarsi dentro e capire.
Io ho sempre fatto mille errori, continuo a farne, non c'è che dire. Ma non minaccio di buttare a mare ogni cosa ogni due giorni, ogni volta che mi faccio prendere dai nervi o che sento rabbia dentro. Mi faccio semplicemente una doppia camomilla, e se non va bene passo alle gocce e ci dormo su. Due giorni fa avrei volentieri strozzato chiunque mi si fosse parato davanti. Eppure sono riuscita a gestirla come uno stato patologico, e ho fatto bene.
Il suo è uno stato di bellicosità perenne. Di rabbia, impazienza, costante incapacità di ricevere una critica.
Io adesso dovrei rimboccarmi le maniche e spendermi, perché adesso è il mio turno. In che senso?
Chi sbaglia, paga, anche per un'inezia qualunque. Dov'è l'amore in tutto questo?
Ha una rabbia addosso talmente grande che è come una vagonata di dinamite pronta ad esplodere alla più piccola scintilla. La cosa che sopporto di meno è che il casino scoppia sempre due giorni prima che ritorni. Stavolta dopo 5 settimane che non ci vediamo. E' quella maledetta scuola a renderlo così, o meglio, è stare lontano da casa così tanto tempo che non l'aiuta per niente. Ma tutto è provvidenza. Posso solo aspettare che il tempo passi in modo che abbia modo e tempo per riflettere. Vorrà dire qualcosa che ha mandato un casino di gente al diavolo, negli ultimi due anni. Vuol dire che non sa cosa significhi tenere i rapporti, mediare, comprendere, scendere a compromessi.
Chissà cosa accadrà.






permalink | inviato da bunsen il 25/1/2010 alle 15:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 gennaio 2010
Importanti propositi
Giorni belli, qualcuno soltanto meno, ma in generale è davvero vita nuova. Non avrei mai pensato che potessero aspettarmi ancora giorni così con lui.
Ora, però, serve pensare al lavoro. E' come se avessi una sorta di blocco. Come se adesso che è arrivato il momento, avere degli obiettivi da realizzare, per i quali bisogna sgomitare e farsi spazio, non fosse un affare per me. Come se mi fossi convinta che devo tenermi alla larga dalla partita.  Invece è tempo di capire che non posso non sporcarmi le mani, e che bisogna mettere di lato l'imbarazzo, le remore, i dubbi, gli eccessivi riguardi.
La prossima settimana probabilmente tornerò a lavorare e questo, oltre a farmi piacere, mi terrà in moto, ma non devo dimenticare che non è quello il vero obiettivo. L'unica cosa da tenere a mente è che devo assolutamente entrare in quella scuola, e non c'è altro modo per riuscirci che tornare alla scrivania. Tornare a Isocrate.






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arte
3 gennaio 2010
Dichiarazione di poetica
Questa sarà una sorta di terapia naturale, di isola felice.
Tra sogni e parole, musica, libri non sono mai riuscita a essere
infelice.

 



permalink | inviato da bunsen il 3/1/2010 alle 11:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
3 gennaio 2010
non male come prologo
sintonia =)=)



permalink | inviato da bunsen il 3/1/2010 alle 0:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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